La Chiesa di Sant’Antonio Abate e il legame con l’Ordine dei cavalieri di Malta

Questa sera a Padula c’è stata la riapertura al pubblico della Chiesa di Sant’Antonio Abate grazie all’interessamento di alcuni privati cittadini che, con il sacerdote Don Giuseppe Radesca, hanno voluto fortemente e, credo anche con un cospicuo finanziamento, il restauro e il riutilizzo di questa preziosa struttura. A tutti loro va il plauso sia per l’interesse dimostrato che per aver riportato a nuova luce quest’importante monumento, su cui, però, ancora oggi mancano alcune notizie di ciò che c’era al suo interno e sul ruolo che rivestì per la storia di Padula. A tal proposito, approfittando della nuova riapertura, ho deciso di dare un contributo con un breve articolo sull’argomento, che anticipa, con nuove ed inedite informazioni, un lavoro che sarà in seguito più ampiamente documentato in collaborazione con l’archivista e studioso dell’Ordine di Malta Emanuele Catone e Lucia Cataldo, guida turistica autorizzata Regione Campania.

Il mio contributo è finalizzato a riportare alcune nuove informazioni sulla Chiesa attraverso la trascrizione di un documento del Settecento, che descrive con molta accuratezza i corredi e tutto ciò che si trovava al suo interno. Inoltre, le varie investigazioni storiche mi hanno portato a scoprire che l’Ordine dei cavalieri di Malta, a cui realmente apparteneva la Chiesa, possedeva anche una grande “casa palazziata” all’interno della rocca medievale di Padula, destinata ad ospitare “i Signori Commendatori pro tempore”.

Un piccolo contributo per la redazione di un nuovo capitolo sulla Storia di Padula: la Chiesa di Sant’Antonio ed il palazzo dei Cavalieri di San Giovanni.

Una delle particolarità della chiesa di Sant’Antonio rispetto alle altre ubicate nell’abitato di Padula è la presenza, sia all’interno che poco fuori l’ingresso principale, di alcuni simboli, stemmi ed incisioni che non si trovano in altri luoghi del paese. Tra questi, quella più conosciuta è la grande pietra bianca posta sul muro a sinistra poco fuori l’ingresso, su cui si vede, in alto, l’incisione di una croce e nella parte inferiore la raffigurazione di tre monti, con una vetta al centro sovrastata da un’altra croce.

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Grazie alle ricerche svolte dagli studiosi sulla storia di San Giovanni in Fonte sappiamo che la grande pietra bianca, in origine, si trovava su uno dei muri del Battistero e che, per l’interessamento di alcune persone, fu portata a Padula negli anni sessanta del Novecento e murata nel luogo in cui si trova ancora oggi. Altri approfondimenti hanno anche chiarito che questo stemma, associato erroneamente in passato all’Ordine dei cavalieri Templari, in realtà apparteneva ad un altro Ordine religioso-militare, cioè quello dei Cavalieri di San Giovanni (meglio conosciuti come Ospedalieri o Cavalieri di Malta) e che le tre montagne sovrastate da una croce rappresentano lo stemma della famiglia del cavaliere Pietro La Rocca, che fu commendatore di Padula nel 1596.  Oltre alla grande pietra bianca, però, ci sono altri indizi che ci permettono di collegare la Chiesa ai cavalieri di San Giovanni: piccoli particolari visibili sull’altare e, per fortuna, ancora leggibili nell’incisione che si trova sulla piccola campana, sui quali, grazie al ritrovamento di alcuni documenti archivistici, è stata fatta nuova luce.

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I - La chiesa di Sant’Antonio descritta in un documento del 1700

Poco fuori dalle mura, uscendo dalla porta dell’abitato che andava sotto la denominazione di “porta di Sant’Antonio” e scendendo dall’arenaria dei “Fossi”, i Cavalieri di Malta avevano un’altra Chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate (a volte indicata anche come Sant’Antonio di Vienna). Nel Settecento al suo interno vi era un “Quadro nuovo di tela con l’immagine della Santissima Vergine, il Santo Titolare (cioè Sant’Antonio) e San Giovanni”, nonché “un’acquasantiera di pietra” costruita dagli scalpellini di Padula e posizionata nella chiesa per ordine del Commendatore Silvio Vincentini. L’altare della Chiesa di Sant’Antonio era fatto “di stucco” (così si presenta ancora oggi, anche se sono evidenti i segni dei vari restauri) ed era arricchito dalla sua “Pietra Sacra”. Sul davanti dell’altare vi era un dipinto “a tela con le armi” del Commendatore Clemente Piozzasco, sopra al quale si trovava un “guarda polvere di legno”, mentre sopra l’altare c’erano “tre Tavole e 18 Candelieri indorati”. Un “inginocchiatoio di noce” si trovava sul sagrato, dove c’erano anche “Due Croci, la Carta di Gloria ed il Lavabo” che, sembra, avessero la stessa datazione.

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Due mobili, chiamati “Stipi”, si trovavano rispettivamente nei pressi dell’altare e nella sagrestia. Il primo serviva per conservare i fiori ed i 18 candelieri presenti sull’altare, l’altro, invece, era atto a conservare i seguenti “Sacri Arredi”:

  • Tre Calici, uno dei quali aveva un il piede di ottone e “Coppa di argento indorato al di dentro”. Questo Calice, che aveva anche le “Patene indorate”, pesava 2 libre e mezzo. Il secondo Calice aveva “Sotto-Coppa, Bicchiere e Patena d’argento indorato”, con un piede d’ottone ed era del peso di 1 libra e mezzo. Il terzo aveva una “Sotto-Coppa, con Bicchiere e Patena sempre d’argento indorato del peso di 1 libra ed once 7. I tre Calici erano riposti nelle loro rispettive cassette.
  • Una Pianeta di drappo fiorato” nuova, che veniva utilizzata in occasione delle “Festività”. Il paramento liturgico era costituito da una borsa, con un “Corporale simile impresso all’estremo”. (Nota: Le “Pianete” erano i paramenti liturgici usati dal Presbitero per presiedere la celebrazione eucaristica).
  • Un’altra pianeta di vari colori per uso quotidiano, con borsa e corporale.
  • Due pianete “negre”, una “di Damasco fiorato con borsa ma senza Corporale e l’altra “di Portanova”, che servivano per l’uso quotidiano.
  • Un anti/altare di Portanova.
  • Due Camici, uno per uso quotidiano e l’altro Vecchio.
  • Due Mesali, uno per le messe dei vivi ed un altro per le messe dei morti.
  • Due pianete di diversi colori con borse di Portanova antiche.
  • Un’altra pianeta negra anche di Portanova antica.

Dal documento, inoltre, si evince che nessun dipinto vi era sul soffitto, fatto soltanto di tavole e con sopra due piccoli ambienti utilizzati come deposito. Sembra, inoltre, che una “pradella” (cioè una pedana di legno rialzata) permettesse l’accesso al campanile, “alzato sul muro della Chiesa dalla parte di dietro”, che ancora oggi custodisce la campana di bronzo commissionata dal Commendatore Giorgio Adorno nel Cinquecento.

II - Il palazzo dei Cavalieri di San Giovanni all’interno della cinta muraria di Padula.

Oltre alla Chiesa di Sant’Antonio, a Padula l’Ordine dei cavalieri di Malta possedeva una “casa palazziata” ubicata nel perimetro delle mura medievali. Il palazzo, che nei vecchi fogli ingialliti dal tempo è chiamato “il Palazzo della Commenda”, si trovava nelle vicinanze della porta di Sant’Antonio ed era adibito ad ospitare “i Signori Commendatori pro tempore” o i loro procuratori. La grande struttura affacciava sul vecchio fossato di difesa della rocca angioina (i Fuoss, o i Fossi) ed ospitava un piccolo Ospedale ed anche un corpo di guardia per la difesa, mentre, al suo interno, custodiva una Cappella dedicata a Santa Maria delle Grazie con campanile annesso, alcune stalle per gli animali, cantine, una cisterna ed un paio di granai. Nel tempo sono stati eseguiti diversi lavori di ristrutturazione alla struttura, determinandone una radicale trasformazione e varie suddivisioni degli ambienti, che oggi coincidono con quelli di palazzo De Lisa, palazzo Cesareo ed altre strutture limitrofe, dove ne ho rintracciato alcuni resti.

Sarebbe opportuno preservare con attenzione queste testimonianze e la conformazione dell’antico palazzo, per quanto ancora individuabile, così da evidenziare nel modo migliore un tassello della storia padulese, finora poco conosciuto.

Miguel Enrique Sormani

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Foto 1 – Stemma della famiglia del cavaliere Pietro La Rocca, che fu commendatore di Padula nel 1596.

Foto 2 – Campanile della Chiesa di Sant’Antonio, con la campana fatta istallare dal Commendatore Giorgio Adorno, (1523-1558).

Foto 3 – Particolare  della campana con l’incisione del nome del Commendatore Giorgio Adorno ed il simbolo dei Cavalieri di Malta.

Foto 4 – Affresco che sembra raffigurare la vergine Maria con  a destra San Giovanni e a sinistra Sant’Antonio.

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